Indonesia

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Il grande durian

Arrivo in Jakarta alle 2 del pomeriggio del 30 dicembre .Temperatura attorno ai 26 gradi e umidita’ altissima.
La frenetica metropoli di Java e’ tra le piu’ inquinate e trafficate dell’asia.
Anche detta “Big Durian” che fa’ il verso alla grande mela la capitale dell’Indonesia conta quasi 9 milioni di abitanti.I “macet” o meglio ingorghi stradali bloccano perennemente il traffico che si estende per chilometri e chilometri attraverso una pianura priva di attrattive.
Baraccopoli e grattacieli con insegne svavillanti convivono in una sola entita’ che affascina e riserva sempre qualche sorpresa.La lunga storia della capitale e’ ancora visibile nel poco turistico quartiere di Kota che si estende a nord della citta’ dove la vita degli abitanti sembra non essere troppo influenzata dai ritmi occidentali.

Il quartire dove invece trovo sistemazione e’ Jalan Jaksa presso la Blooem Steen Homestay che per poco piu’ di euro a persona offre, oltre a semplici camere dotate di ventilatore, una tranquilla e rilassata atmosfera amata da molti viaggiatori zaino in spalla.
Dopo aver assaggiato il “nasi goren”, piatto locale, ossia riso saltato con verdure e pesce e visitato il quartiere di Chinatown e il sopracitato Kotami dirigo verso la con zona dei divertimenti.

La vita notturna di Jakarta e’ attiva e in tutta la citta’ si possono trovare bar karaoke e discoteche.Dato che e’ l’ultimo dell’anno decidiamo di spostarci al Blok M centro commerciale con diverse discoteche che convivono insieme a negozi di scarpe e abbigliamento.Purtroppo il nostro spavaldo look (pantaloni corti e infradito) non ci permette di entrare in quella che dovrebbe essere la migliore e piu’ frequentata discotecha di J.
Poco male pero’ dato che non sono molto attratto dalla bolgia radical-chic presente all’entrata del posto.Nello stesso edificio comunque troviamo un locale disposto ad ospitarci senza problemi dovo riusciamo a consumare qualche birra ed aspettare l’inizio dell’anno.Non facciamo in tempo a finire la prima birra che siamo velocemente circondati da un considerevole numero i signorine che si vendono come accompagnatrici.Il classico dei classici.

Comunque siamo gia’ nel 2009 con 6 ore di anticipo rispetto all’Italy.Finiamo un altro giro di birre e lasciamo il club filo occidentale molto simile ai pacchiani discopub piemontesi.
Il giorno seguente si organizza la partenza in direzione Carita Beach e la visita al Gunung Krakatua.

Gugun Krakatau

La leggendaria vetta del Gugun Krakatau, noto anche come Krakatoa, e’ il piu’ famoso vulcano al mondo.Solo pochi possono vantarsi di conoscere la correta posizione geografica (ad esempio i produttori del film “Krakatoa a est di Java” del 1969) di questa isola vulcanica.Situata a 50km dalla costa di Java ovest oggi il K. e’ un atollo di isole raccolte intorno all’Anak Krakatau il figlio legittimo del Krakatoa.Quest’ultimo e’ noto per la piu’ potente esplosione che il mondo ricordi infatti nel 1883 fece saltare in aria l’intera isola e provoco’ enormi tsunami che si abbatterono sulla costa di Java e Sumatra.Cosi’ il Krakatoa si auto distrusse, con una serie di apocalittiche eruzioni e una torre di fumo di 80 km riusci’ a sputar fuori circa 20km cubi di lapilli e fece cadere cenere persino su Singapore a 840 km di distanza.Cosi’ il crollo della montagna provoco’ un’onda anomala di 40 metri che si riverso’ sulle coste provocando 36000 morti e distuggendo i litorali di Java e Sumatra.Per tre anni le nubi dovute alle ceneri girarono intorno alla terra dando origine a singolari tramonti.
Solitamente la visita all’atollo di isolotti viene praticata in estate ma il nostro procacciatopre di affari, un certo Boeing, al nostro arrivo ci consiglio’ di dormire sonni tranquilli e aspettare il giorno seguente per constatare se le condizioni metereologiche avrebbero permesso l’attraversata di 50 km. Cosi’ alle 6 di mattina suona la sveglia.Il mare non e’ troppo mosso e il cielo e’ solo parzialmente nuvoloso.Boeing accompagnato da capitano arriva alle 6 e 30.L’ultima parola al capitano che sostiene che le condizioni meteo non sono ottime ma che probabilmente l’attraversata e’ fattibile.
Trenta minuti piu’ tardi l’equipaggio composto dal capitano, una guida che parla inglese e due giovani ci raggiunge sulla costa di Carita a bordo di un motoscafo (5 metri) bimotore di dubbia qualita’.
Ci imbarchiamo e nel giro di pochi minuti la costa di Carita e’ scomparsa alle nostre spalle.
L’oceano cambia colore passando dal verdino al blu fino ad arrivare al blu scuro.
Le onde che affrontiamo non sono proprio piccine e sinceramente ci caghiamo addosso , almento pe quanto riguarda il sottoscritto e Davide.La prima ora di navigazione mi da’ l’impressione che il ns. motoscafo sia una barchetta di carta e le secchiate d’acqua che ci arrivano addosso no ci confortano affatto.Solo l’espressione seria, determinata e consapevole del capitano ci rassicura e placa la paura.Intanto aspettiamo, ci godiamo la crescente dose di adrenalina, scrutiamo il Krakatoa all’orizzonte e ci mettiamo il giubbino di salvataggio.Tanto per fare qualcosa…
In due ore e mezza di oceano, a mio avviso non proprio calmo, arriviamo nelle acque piu’ calme e verdi smeraldo che circondano l’atollo.Il sole splende.Il capitano sembra piu’ rilassato.Scendiamo dalla barca e iniziamo a camminare in direzione del cratere.Quando la terra diventa troppo calda la gnostra guida ci consiglia di fermarsi.Prendiamo qualche foto e ci godiamo il panorama.
Ridiscesi saliamo sul motoscafo e circunavighiamo l’atollo fermandoci sulla barriera corallina per fare qualche immersione.
E’ la prima barriera corallina che ammiro e appena mi immergo risalgo immediatamente perche’ sono stupefatto da quello che vedo.Prendo due boccate e mi immergo nuovamente.Acqua a 30 gradi coralli e pesci tropicali.Magnifico.
Si riparte dopo un’oretta.
Due ora e mezza dopo abbracciamo il capitano che ci ha riportati e torniamo nella nostra capanna.Soddisfatti.

Prima tappa a Bali.

Alcune cose capitano per caso, altre no.Comunque la scelta di passare da Kuta e’ stata dettata dalla voglia si cavalcare le onde e di sperimentare quello che senza dubbi e’ il migliore tra gli sport acquatici.Per 1 euro e mezzo si puo’ affittare un longboard per tutto il giorno e tutti i giorni ci sono lunghe onde da affrontare.
Il tempo non e’ dei migliori, potenti acquazzoni si alternano a momenti di sole, ma se si decide di passare la giornata tra le onde forse questo e’ il clima ideale dato che la tempreatura media, quando il sole picchia, si aggira intorno ai 30 gradi.
La costa regala alcuni tra i migliori spot di tutta Bali tra cui Dreamland dove i piu’ intrepiti surfisti afforntano tubi di 3 metri minimo…per il resto il paese non regala un gran che’.E’ una sorta di Rimini indonesiana sovraffolatta anche in bassa stagione da turisti di tutto il mondo…i peggiori turisti di tutto il mondo.Frenetiche nottate animate da discoteche dall’aria occidentale, fiumi di alcool e pastichette e curiose proposte da provocanti indonesiane minigonnate che dall’aperitivo all’alba propongono sofisticati massaggi con “Happy Ending”…
Il sottoscritto e il suo socio in affari Peter si accontentano di provare l’ebrezza dell’Arak Attak superalcolico locale e succo di limone che, con non piu’ di 80 cents a bicchiere, regala bizzarre serate e risvegli che possono durare intere giornate.
Nonostante un attentato , che nel 2002 fece saltare in aria due tra le piu’ conosciute discoteche, Kuta rimane comunque la patria del pappone occidentale che si trova a proprio agio tra boutique di D&G e grandi magazzini…indi per cui e’ meglio smammare…

Si alzano i tacchi da Kuta e ci si dirige a Lombok.Dodici ora di viaggio tra minibus affollati e traghetti sgangherati per approdare Gili Trawangan , la piu’ grande delle tre isole che formano l’atollo delle isole Gili.
Piu’ grande si fa’ per dire dato che per compiere il giro completo dell’isola a piedi ci si impiega 2 ore e mezza.
I 12 Kmq in questione propongono spiaggie dalla sabbia finissima, barriere coralline dove fare immersioni alla ricerca di tartarughe o del leggendario squalo reef che raggiunge i 3 metri e strade sterrate dove circolano colo cavalli e caretti.In tutte le isole Gili infatti non ci sono auto ne’ altri veicoli a motore…e le orecchie si abituano molto velocemente al pacifico silenzo che ne’ deriva.
Le giornate in questo piccolo paradiso volano via troppo velocemente.Dal risveglio, con un tuffo nelle limpide acque dell’atollo, al momento della cena, dove si sceglie il pesce migliore da cucinare al barbecue, il tempo sembra perdere il proprio valore.
Anche qui l’alternanza di temporali monsonici e ore di sole a mezzogiorno caratterizzano il tempo.
Ma fortunatamente il bel tempo ci accompagna per tutta la durata del tour dell’atollo a bordo di una windows bottom boat con il fondo trasparente e ci permette di fare diverse immersioni a scrutare la barriera corallina alla ricerca di ostriche giganti e di tartarughe giganti.
Fortunatamente lo squalo reef si fa’ i cazzi suoi al largo e la sera riusciamo a tornare alla base.
Vivaci serate al Rudy’s cafe e caraffe di Arak Attak altrettanto vivaci, lasciano un ottimo ricordo dell’isola e dei suoi 700 abitanti.

Ubud

Ubud, piccola citta’ immersa nel verde degli altipiani di Bali e’ un’affascinante punto di riferimento per i migliori artisti dell’Indonesia.
Ovunque, all’interno della citta’ o nei dintorni , si possono scovare laboratori di pittori e scultori che sembrano avere un dono particolare per l’uso dell’emisfero destro del cervello anche anche grazie alla scuola d’arte della citta’ che ogni anno conta svariati iscritti.
Non a caso proprietari di gallerie d’arte, europei e americani, arrivano sin qui per fare acquisti che altrove potrebbero costare un occhio delle testa…
Fresca e attorniata da verdi colline Ubud offre ottimi ristoranti a prezzi decisamente bassi se paragonati alla qualita’ della cucina.
Su tutto si puo’ citare la fantastica salsa Sambal ottenuta dal tritando pomodoro,cipolla,ginger bianco e allungando il tutto con olio ,succo di lime e lemongrass.Un capolavoro per condire il pesce.
Uno stop di tre giorni mi regala qualche kilo in piu’ e un ottimo ricordo;una di quelle citta’ dove ci si deve tornare, assolutamente.

Ubud

Si lascia Ubud con la promessa di tornarci e ssi sale su un vecchio bus che si dirige lentamente verso il nord di Bali.Direzione Lovina.
Insieme di piccoli villaggi che si affacciano sul mare Lovina non e’ nulla di interessante.Un giorno passato a gironzolare e una mattinata dedicata alla ricerca dei delfini sono piu’ che sufficienti per farsi un’idea della zona.
Sveglia alle 5 e mezza per dirigersi in spiaggia e salire su una piccola imbarcazione locale che si dirige velocemente al largo della costa alla ricerca di qualche esemplare di delfino.
Quasi mezz’ora di navigazione per poter ammirare il primo delfino che inizia a nuotare intorno alla barca.Dopo qualche minuto la zona e’ piena di cetacei che propongono evoluzioni incredibili…forse per darsi il buongiorno o forse per farsi ammirare…Comunque sia sembrano divertirsi e regalano uno spettacolo che dura una mezz’oretta, poi e’ il momento di tornare a riva dato che il sole inizia a picchiare.