Vietnam

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Ho Chi Minh

Saigon, come viene ancora chiamata dalla gente del posto, è un’affascinante metropoli con strade perennemente congestionate dal traffico. Oltre tre milioni di motociclette sfraccianti e molti cyclò rendono veramente arduo anche solo l’attraversamento della strada.

Comunque sia questa città tropicale regala ottimi scorci di vita quotidiana soprattutto percorrendo le strette vie dei mercati cittadini o passeggiando sui marciapiedi scavalcando in continuazione i piccoli tavolini dei caffe’ affollati di gente del posto.

La città, senza dimenticare la propria storia, è anche il cuore pulsante dell’economia vietnamita e grandi lussuosi alberghi così come boutique stile occidentale hanno saputo sorgere di fianco agli storici edifici ancora segnati dalla guerra.
Sta di fatto che due giorni passati ad Ho Chi Minh lasciano appena il tempo si seguire il classico dei classici itinerari turistici che si snoda tra le vie centrali passando dalla popolare via Phan Ngu Lao (soprannominata dal sottoscritto ” ‘fanculao”) toccando il mercato coperto di Ben Thanh con due brevi pause nel museo di “Ho Chi Minh” ed al museo “dei residuati bellici”.
Due giorni sono comunque abbastanza per lasciare il proprio palato in balia dei mistici sapori del Pho; zuppa di noodles di riso condita con verdure e spezie varie ed arrichita a scelta da carne di vitello, pollo o pesce. Da queste parti mangiano il Pho a qualsiasi ora del giorno ma sinceramente preferisco assaporare la zuppa la sera.

Una gita in barca di mezza giornata sul delta del Mekong a vedere i mercati galleggianti di My Tho ed arriva il momento di partire.
Quattro potenti colpi di fucile a pochi metri dall’albergo mi fanno svegliare di colpo…ma soprattutto non fanno piu’ chiudere occhio…C’e’ quindi il tempo di preparare lo zaino ed aspettare il bus per Dalat, a circa 5 ore di viaggio.

Dalat e l’eterna primavera

Probabilmente quando i francesi arrivarono a Dalat attorno agli anni ’20 pensavano che la localita’ potesse essere un ottimo punto di riferimento per gli europei in Vietnam. Costruirono quindi circa 2500 villette in pieno stile francese e nell’arco di un decennio si trasferirono in massa tanto che nel periodo di massima espansione coloniale il 20% della popolazione locale era europea.

In effetti il clima fresco e ventilato sembra cullare la zona in un’eterna primavera con temperature che variano dai 15 ai 24 gradi.
Anche durante la guerra la cittadina fu’ risparmiata dagli scontri, con i soldati nord vietnamiti che si riposavano a poche centinaia di metri dai soldati americani.

Dalat fu’ conquistata dagli uomini di Ho chi minh il 3 aprile del ’75 senza nemmeno uno scontro.
Da quel momento i “Montagnards” (minoranze etniche che abitavano le montagne della zona) rioccuparono le varie zone della citta’ donando al centro quel caratteristico stile che contraddistingue le citta’ vietnamite.

Tre giorni passano veloci, tra lunghi giri in motocicletta nelle vicine e verdi vallate a scoprire piccoli villaggi e rilassanti pause nei caffe’ assaporando i dolci e i piatti locali.
Gli altopiani centrali sono ricchi di boschi e foreste (tranne dove gli americani sparsero il famigerato “agente arancio”) e la gente del posto vive coltivando la terra.Caffe’, fiori e ortaggi sono tra le colture piu’ diffuse.
La tranquillita’ della zona attorno al lago ed i visi della gente del posto non rendono facile la partenza…ma un bus diretto a Nha Trang sta’ per imboccare la HWY 20.

Hoi An

Una veloce tappa a Nha Trang che raccoglie in se’ tutti difetti delle localita’ balneari sovraffolate di turisti per poi dirigersi alla bellissima Hoi An.
Piccola cittadina sulla costa centrale risalente a circa 2200 anni fa’, Hoi An era conosciuta gia’ dai mercanti cinesi e giapponesi che arrivavano fin qui per acquistare vari prodotti tipici della zona.
La citta’ si divide in due zone ,la nuova e la vecchia Hoi An.

A differenza del resto del Vietnam dove per edifici storici vengono segnalate le strutture edificate nell’arco degli ultimi 70 anni (grazie ai bombardamenti quelle realmente antiche sono solo un ricordo per i vecchi del posto) qui si puo’ passeggiare tra case in legno risalenti al ’700.
Le strade sono chiuse al traffico e passeggiando nelle vie centrali si puo’ avere l’impressione di aver fatto un passo indietro nel tempo.Anziane signore coperte per 3/4 dal tipico cappello conico vendono di tutto e di piu’ sedute in ogni angolo.

Il fiume The Thu Bon segna il limite meridionale della citta’ ed e’ anche una delle zone piu’ caratteristiche.E’ in questa zona che arrivano tutti i commercianti per recarsi al mercato generale ossia il paradiso di ogni fotografo.Di sera il lungo fiume si trasforma in uno spettacolo di luci irradiate dalle multicolori lanterne cinesi.
Meriterebbe passarci un paio di settimane ma i programmi sono altri ed il soggiorno dura solo 3 giorni…un bus/macchina del tempo teletrasporta tutti i passeggiari al 2009.In Hue’ city….

Di tutto un Pho

Nonostante il caldo tropicale che stabilizza la colonnina di mercurio sui 24 gradi e la differente proposta culinaria rispetto all’Italia, sono comunque riuscito a mantenere vivo e costante il mio appetito.I due chili in piu’ servono a garantire che non racconto palle…

Non riesco a provare tutte le specialita’ del posto dove sono che gia’ arriva il momento di prendere un bus per cambiare zona.

Forse grazie alla condizione geografica del Vietnam qui si riesce a trovare di tutto; dagli ortaggi a cui sono abiutato a casetta, al pesce fresco, ottimamente cucinato grazie alla magistrale sapienza dei cuochi locali nel mischiare le radici piu’ strane.Queste ultime fanno il loro dovere scatenando forti sapori pungenti che, insieme ai tuberi ed alle erbette, rendono uniche anche le minestre piu’ semplici.

La base di ogni pasto e’ sicuramente il riso. Quando non e’ presente come sostituto del pane viene riproposto sotto forma di tagliolini, pasta sfoglia per gli involtini primavera o come alcolico (vino o grappa di riso). Le spezie compaiono ovunque, menta , zenzero, coriandolo rendono ogni pietanza unica. Su tutte ci tengo a menzionare il Pho’. Nulla piu’ di una semplice minestra di tagliolini di riso cotti in un brodo di pollo o manzo ricco di spezie. La descrizione forse non fara’ venire l’acquolina in bocca, ma il primo assaggio fa’ riscoprire alle papille gustative inesplorati territori fino a prima oscuri. Non posso farmi mancare una ciotola di Pho’ al giorno, che oltre ad avere un ottimo sapore, a tutta l’aria di essere un pasto super bilanciato.

I vietnamiti mangiano il Pho’ ad ogni pasto, seduti su piccoli sgabelli agli angoli della strada.Sono le signore della zona che gia’ dal primo mattino preparano ricche pentole di fumante brodo.Con meno di 1 euro si puo’ fare un pasto completo ed alzarsi da tavola completamente soddisfatti…io riesco a spendere anche 3 euro e forse, nel mio caso, sono piu’ soddisfatte le signore…

Molto amata dai vietnamiti e’ la salsa di pesce (nuoc mam) preparata facendo fermantare il pesce in contenitori di ceramica per 6/12 mesi. Usata per condire il pesce o la carne e’ presente in ogni ristorante.Con un gusto pungente e’ forse l’ingrediente che piu’ contraddistingue la cucina vietnamita…esiste anche la sorella maggiore a base di gamberetti e dal carattere molto piu’ deciso…pochi sono gli stranieri che l’apprezzano.L’ho provata una sera e il mattino dopo le mie scoreggie sapevano di sardina.Che ridere.

Tra i cibi che si puo’ avere il piacere/dispiacere di assagiare non si puo’ dimenticare la carne di cane, i grilli fritti e la specialita’ del sud est asiatico ossia il topo dei campi…ma bisogna comunque andarseli a cercare…

A nord verso la Cina

Di tanto in tanto sento la necessita’ di cambiare luogo.
La mia citta’, le mura domestiche iniziano a starmi strette e nonostante cerchi di non pensarci girovagando per le montagne vicine, il desiderio di andare altrove si fa’ sempre piu’ intenso.
Immagino posti tranquilli, solitamente localita’ di montagna, dove poter organizzare trekking e visitare villaggi d’altri tempi.

Poi mi capita di finire a Sapa, 1650 metri di altitudine, centro principale delle montagne del nord del Vietnam, punto di riferimento per diverse minoranze etniche che abitano nelle vicinanze. H’mong, Zay, Red Zao, Flower… si alternano nel popolato mercato del centro cittadino. Forse era il posto che immaginavo prima di partire… cosi’ decido di fermarmi un paio di giorni, che nel quotidiano rimandare diventano cinque, per vedere un po’ che succede da queste parti a 14 ore di distanza tra treno e bus dalla prima vera citta’…

Giusto il tempo di trovare una sistemazione economica, con spettacolare vista sulla vallata, e di fare quattro passi per il centro che la mia condizione di turista inizia a mutare. Mi sembra di abitare qui da parecchio tempo…osservo lo sguardo sorridente delle signore al mercato e penso che forse mi conoscono. Non tarda molto che si avvicina una ragazza di un villaggio vicino, si presenta come Ko-Ko, mi chiede da dove vengo e da quanto tempo sono a Sapa, il tutto in un ottimo e comprensibile inglese. Parliamo per qualche minuto e poi immagino che potrebbe essere la porta d’accesso per un mondo nuovo. Cosi’, con la tipica faccia da culo che mi contarddistingue, gli chiedo se e’ possibile visitare il suo villaggio ed eventualmente se fosse in grado di trovarmi una sistemazione per dormire… giusto per fare qualche foto e conoscere lo stile di vita locale.
L’appuntamento e’ per la mattina dopo alle otto.

Sono felice. Vado in un villaggio H’mong per due giorni senza appoggiarmi a nessuna agenzia turistica.
La mattina seguente apro gli occhi alle sette. Il sole splende, dalla finestra della camera osservo per un attimo la vallata che si apre sotto il balcone; giusto il tempo di mettere qualcosa nello zaino e di uscire…
Arrivo all’appuntamento e Ko-Ko e’ gia’ li’ ad aspettarmi , con un sorriso gigante e vivaci abiti tradizionali addosso.
Si cammina per 3 ore su terreni scoscesi che tagliano le risaie a cascata. Paesaggi mozzafiato si alternano a figure locali appartenenti a diverse etnie che la mia guida non manca di descrivermi.
Arriviamo al villaggio, che fino all’ultimo pare mimetizzato tra le colline, e giusto il tempo di qualche saluto che vengo condotto a nella casa di famiglia di Ko-Ko. La mamma e la nonna stanno cucendo abiti H’mong sull’uscio di casa. Mi sembra di essere fionito nel ’700. La casa, con pilastri in legno e pareti in bamboo e tutto quello che potrebbe immaginare uno dei supermegawow architetti esperti in strutture ecosostenibili, con in piu’ la semplicita’ e la naturalezza dell’essere CASA.
Mi offrono un mini sgabello e le donne di casa iniziano a cucinare il pranzo direttamente su fuoco alimantato da canne di bamboo. Sono un po’ l’attrazione del momento; sia bambini che parenti accorrono dalle case vicine per conoscermi…per un attimo mi sento qualcuno…
La giornata procede con la stessa intensita’ dei primi momenti. Andiamo in una casa vicina dove un’anziana signora ha gia’ preparato il mio letto e mi accudira’ come un figlio per tutto il soggiorno….Nonostante le poche centinaia di metri di distanza, la nuova casa e’ abitata da un’altra etnia che non parla nemmeno lo stesso dialetto degli H’mong…

La signora non tarda a farmi conoscere la zona della casa dove lei stessa distilla vino di riso (liquore locale estratto dal riso con gradazione alcoolicca vicina ai 25 gradi). Assaggio cosi’ il liquore ancora caldo appena distillato…da quel momento in poi ricordo solo divertenti momenti e grasse risate con i famigliari…ma poco di piu’…